Le residenze per anziani: tra passato e futuro/2

Piero Ragazzini, da due mesi è Segretario generale della FNP CISL, da subito in prima linea nell’emergenza e, quindi, con l’onere di guidare un’organizzazione complessa e estesa con lo smart working è già dentro una sfida epocale doppia.

Vorrei partire da una premessa più che doverosa: “Senza anziani non c’è futuro” per richiamare un manifesto che sta circolando, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Mi preme sottolineare che durante l’emergenza si è pericolosamente affacciata quella che Papa Francesco definisce “cultura dello scarto” dei soggetti più deboli, tra cui gli anziani. E questa cultura ha istituito un collegamento tra l’idea che si possono abbandonare al loro destino alcune categorie di malati in favore di altre. Questo concetto di sanità selettiva va contrastato con vigore sia sul piano materiale che culturale. Il valore sociale degli anziani nella trama delle relazioni tra generazioni è un principio universale della nostra civiltà, non dimentichiamolo. 
Ma aggiungo il ricordo di tante persone che non ci sono più, anche FNP ha dato un suo tributo, in alcuni territori, sono mancate persone che erano la storia, la fondazione e i valori della nostra organizzazione.

Ripercorriamo le fasi dell’emergenza COVID rispetto alle generazioni anziane, quale idea ti sei fatto rispetto a quello che è successo?

FNP e CISL avevano denunciato ben prima del Covid l’errore madornale di smantellare la rete territoriale dei servizi socio – sanitari e le medicine di base. Le zone più colpite sono quelle nelle quali si sono utilizzate le Residenze per Anziani in modo completamente irresponsabile. I focolai sono stati disseminati nelle strutture ricoverando i malati che non trovavano posto nelle terapie intensive. Dobbiamo quanto prima fare delle verifiche sistematiche su quello che è successo nelle Residenze per Anziani, sulle carenze nella catena decisionale, sull’omissione di controlli rigorosi, sull’abbandono delle responsabilità di cura da parte del sistema ospedaliero in alcune parti del Paese. Non demonizzo il privato. Si tratta di avere dei parametri certi a cui tutti devono attenersi. In Germania c’è stata una risposta più efficace e, a quanto sembra, non solo per efficienza organizzativa, ma anche perché non hanno fatto tagli alla attività di prevenzione e alla sanità ospedaliera di emergenza.

Quali sono le proposte che FNP CISL avanza per incidere su ciò che non ha funzionato?

Nel futuro immediato avanziamo la proposta di patto sociale per le generazioni anziane che si traduca in una forma di partecipazione democratica alla conoscenza, al controllo e alla collaborazione nella gestione delle residenze. E’ una forte scelta di corresponsabilizzazione. Non parlo a caso di patto sociale: è l’aspetto che è stato maggiormente carente nella gestione dell’emergenza, perché la gestione del distanziamento in strutture peculiari come le Residenza richiede professionalità specifiche con competenze psicologico – relazionali. Tutti ricordiamo il tragico suicidio di un ospite del Pio Albergo Trivulzio, solitudine e paura hanno indotto a un gesto estremo. Non c’è dubbio che i contesti territoriali che hanno risposto meglio, nel centro Nord colpito dal contagio, il Sud ne è stato fortunatamente escluso, sono Veneto, Emilia Romagna e Toscana, cioè le regioni che, non a caso, hanno conservato i presidi di medicina territoriale, pratiche di integrazione socio – sanitaria e interventi per la non autosufficienza.

Per la non autosufficienza è arrivato il momento di procedere alla tanto attesa riforma

Ci vuole una vera legge, quella attuale è poco efficace perché è un “arlecchino” composto di provvedimenti e flussi finanziari frammentati e gestiti in modo separato da diversi Ministeri. Il tutto si salda male poi con l’architettura istituzionale che comprende diciannove regioni e due province autonome, l’INPS, i Comuni…La legge per la non autosufficienza deve prima di tutto disporre di un fondo proprio e adeguatamente capiente. Si pensi che oggi il Fondo della sola Regione Emilia Romagna, 450 milioni, equivale quello nazionale. In secondo luogo la legge deve integrare tutti gli aspetti degli interventi, istituendo poi un’assegnazione equilibrata di risorse e competenze agli altri livelli istituzionali.
C’è una duplice emergenza che andrà a colpire la non autosufficienza: la copertura delle spese per l’assistenza domiciliare e il sostegno alle famiglie che non riusciranno a far fronte alle rette dell’assistenza residenziale. Analizziamo li separatamente. Il dato più recente sull’assistenza domiciliare rimanda uno stanziamento annuo di 1,5 miliardi di euro. Il Decreto Legge “Rilancio”, per l’emergenza ha stanziato un’ulteriore posta di 734 milioni per il 2020 oltre a quella ordinaria. Pertanto siamo di fronte, per questa parte dell’anno a un raddoppio delle risorse disponibili. Sarebbe da rendere strutturale questo finanziamento.
Invece da diversi territori mi arriva l’allarme di quelle famiglie che hanno visto perdere reddito durante l’emergenza e non ce la fanno a coprire le rette delle strutture residenziali. Per questo è indispensabile approvare il Fondo nazionale per la non autosufficienza, concertando uno sgravio consistente di questi oneri della spesa delle famiglie.

Quali sono le azioni che FNP CISL e tutto il Sindacato confederale intende assumere per affrontare la fase 2 con tutti i drammatici effetti economici e sociali

Dopo l’emergenza sono tornate fortemente alla ribalta tre grandi questioni con cui dobbiamo misurarci: il nuovo baricentro tra il pubblico e il privato, il rilancio della medicina di territorio e l’architettura delle competenze istituzionali tra Stato, Regioni e Comuni e il loro rapporto con i corpi intermedi. FNP con la CISL proporrà che queste tre questioni siano i cardini di un nuovo grande patto di coesione sociale per il Paese.

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