Uno studio di Unioncamere mette in risalto i rischi connessi con la chiusura degli aeroporti minori in seguito all’applicazione delle nuove linee UE sull’azzeramento degli aiuti pubblici per la gestione degli scali.
Considerando l’attrattività turistica la chiusura degli aeroporti minori (con traffico inferiore a 2 milioni di passeggeri) metterebbe a rischio almeno parte dell’ammontare di entrate derivanti dalla spesa del turismo in arrivo, pari ad oltre 1 miliardo e 450 milioni di euro. La spesa e’ stimabile in oltre 500 milioni di euro per i soli aeroporti con traffico inferiore a 1 milione di passeggeri l’anno”.
La percentuale di turisti stranieri che utilizza l’aeroporto per accedere al nostro Paese, prosegue lo studio, “è pari a circa il 30% medio. Ma per alcune province periferiche o difficilmente raggiungibili con altre modalità di trasporto la quota è molto più significativa. A Siena e Perugia, per esempio, sfiora il 50%.
In Italia, sono 23 gli aeroporti aperti al traffico commerciale che movimentano meno di un milione di passeggeri l’anno, la metà di quelli esistenti. L’azzeramento dei voli in partenza e in arrivo in queste 23 strutture provocherebbe un aggravio dei costi per l’utenza stimato in 21,5 milioni di euro nell’ipotesi ottimistica che la chiusura dei collegamenti di linea su ciascuno scalo non modifichi abitudini di volo dei passeggeri ma comporti solo un aumento del percorso di viaggio.
L’entrata in vigore dei nuovi indirizzi, secondo lo studio curato per Unioncamere da Uniontrasporti-Iccsai, creerebbe grossi problemi di mobilità su tutto il corridoio adriatico e nelle regioni geograficamente più “periferiche”, come per esempio la Calabria e la Sicilia.
