Apre il primo cantiere della Pedemontana Veneta

Avvio dei lavori. Oggi viene inaugurato a Romano d’Ezzelino il primo cantiere per la realizzazione della Pedemontana Veneta. Il tracciato sarà lungo 94 km, di cui 43 in trincea, 14 in galleria ed un viadotto. Per realizzarlo si prevedono circa 2.800 espropri su una superficie di 7,8 milioni di metri quadrati. Dopo un difficile contenzioso per l’assegnazione della gara d’appalto e i diversi ricorsi al Tar promossi dai vari comitati “No pedemontana” che hanno rallentato le procedure burocratiche, oggi tutto sembra superato ed i tempi di durata dei lavori sono stimati in circa sei anni.

Tempi di percorrenza più rapidi. La costruzione della Pedemontana avrà un grosso impatto sulla competitività dell’intero territorio regionale perché la nuova arteria consentirà di muoversi più agevolmente e rapidamente, con una maggiore sicurezza del trasporto. Le aziende, oltre che i residenti, sono i soggetti che più di altri potranno beneficiare di tale opera perché i collegamenti verso le reti o le infrastrutture nodali che portano ai mercati internazionali saranno più rapide e l’accesso alle autostrade sarà più agevole. L’opera, dunque, rappresenta un filo diretto con il resto d’Europa, vista anche la possibilità che il Friuli Venezia Giulia proceda nella realizzazione del collegamento autostradale tra Pordenone e Gemona, creando così un nuovo asse autostradale, che partendo da Vicenza, prosegue direttamente verso l’Austria muovendosi lungo la fascia pedemontana veneta e friulana.

Vantaggi e svantaggi per il territorio. Secondo gli addetti ai lavori la realizzazione dell’opera consentirà di decongestionare il traffico dai centri abitati scaricando parte del traffico urbano sugli assi autostradali. Ma l’opera rappresenta soprattutto un’opportunità per il territorio perché incrementa la sua appetibilità: la realizzazione della Pedemontana produce, infatti, una forte spinta urbanistica, ma che se non ben veicolata, può penalizzare il paesaggio e l’ambiente. Da più parti, infatti, si teme il rischio di una sovra cementificazione del territorio, ritrovandosi alla fine con una lunghissima fila di capannoni e fabbriche lungo l’intera arteria stradale. Si tratta dunque di porre dei vincoli ben precisi all’edificazione, in primis sono gli Enti locali che dovranno intervenire, affinché si possano creare dei poli industriali lasciando intatto il resto del territorio.

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