Facciamo gli stati generali

L’ opportunità di ridisegnare il profilo delle istituzioni territoriali in Veneto è epocale, anche se nasce da un’emergenza di finanza pubblica. L’ eliminazione e riduzione di numero delle Province è comunque un palliativo rispetto alla loro malattia originaria: esse sono nate come articolazioni amministrative dello Stato centrale. Una tara ineliminabile. Dobbiamo rovesciare proprio questo processo: di originario ci sono le comunità locali, che autonomamente decidono come associarsi in forme e modi di governo di area vasta: metropolitana, urbana e territoriale. Ma il punto delicato è proprio questo: come e perché associarsi?Le prime reazioni sono connotate da una vivacità identitaria del tutto subalterna, del tipo «io sto sotto Venezia, no preferisco sotto Padova». Perché è fuori luogo? Perché l’associazione tra Comuni si deve condensare in istituzioni di governo fortemente definite nelle competenze, ma allo stesso tempo, assolutamente leggere nella strutturazione amministrativa, a geometria variabile a seconda delle funzioni esercitate. Non si tratta di stare sotto o sopra, ma di governare reti, e le reti non sono né locali, né centrate in un luogo, né subordinano qualcuno a qualcun altro. Ci si deve associare per governare reti di servizi nel modo più adeguato ai bisogni dei cittadini. Questo criterio fa saltare ogni discussione basata su mitologie identitarie o egemonie di tipo politico. Ed è un criterio evolutivo, perché cambiano i bisogni, le dinamiche economiche, sociali, culturali, demografiche.Nel 1961 la Dc veneta, in un documento a suo modo storico, distingueva queste dinamiche e bisogni in tre macro-aree: la montagna, le città del medio veneto e la pianura progettando per ognuna infrastrutture e politiche di sviluppo differenziate; le cose poi andarono diversamente: con il policentrismo si affermò un quarto Veneto, quello dei distretti industriali pedemontani; con la globalizzazione, infine, si stanno profilando i due nuclei metropolitani PaTreVe e Adige Garda a ovest, con Vicenza e Treviso dal profilo ancora in indefinita transizione. Ebbene, la progettazione delle istituzioni territoriali dovrebbe stabilire le competenze della governance. Oggi i bisogni dei cittadini di «area vasta» o metropolitani, si rivolgono alle reti dei servizi per la mobilità, l’ambiente e l’ energia, la riconversione delle aree produttive dismesse e la riqualificazione di aree urbane. Se pensiamo alle istituzioni per governare queste reti, allora è indiscutibilmente necessario pensare anche all’area metropolitana veronese, mentre la costituzione della Città Pedemontana, per governare queste stesse reti, forse va rinviata a dopo la costruzione della Superstrada Pedemontana veneta.Si tratta di un’opportunità epocale. Il governatore Zaia e la compagine veneta delle classi dirigenti se ne rendono conto? Le soluzioni non dipendono da Roma, ma da ciascuna città e territorio veneti: perché non convocare a brevissimo degli Stati Generali sulle forme dei governi territoriali con il compito di uscirne con degli indirizzi precisi (e vincolanti) in termini di competenze, di governance di reti e di delimitazioni territoriali?

Editoriale di Luca Romano, direttore di Local Area Network, pubblicato sul Corriere del Veneto di domenica 9 settembre 2012.

 

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