Stop al riordino delle province

L’eccesso di emendamenti e i tempi stretti imposti dalla crisi di governo hanno fatto naufragare il riordino delle Province che per il Veneto si sarebbe dovuto tradurre nell’accorpamento di Treviso a Padova, Rovigo a Verona, Belluno autonoma, Venezia città metropolitana con un’ipotesi aperta ad un’estensione verso Padova). L’iter costituzionale, infatti, prevedrebbe entro il 5 gennaio la conversione in legge del decreto 88 sull’accorpamento delle province, ma l’eccesso di emendamenti arrivati in Commissione (140) allunga oltre misura i tempi per la discussione e di fatto una sua possibile approvazione.

Per ora si salva solo la Città metropolitana di Venezia, disegnata dalla legge 135 dello scorso 7 agosto, cioè con i confini limitati ai 44 comuni veneziani e senza elezione diretta. Non tramonta del tutto l’idea della Pa.Tre.Ve, anche se la mancata conversione del decreto ne rallenta l’iter; facendo ricorso all’articolo 133 della Costituzione, che prevede la possibilità per i Comuni di chiedere l´adesione a un´altra Provincia, è possibile proseguire il dialogo ed il progetto di allargamento di Venezia a Padova e Treviso come un’unica area metropolitana.

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