La catastrofica fine degli opachi connubi

La vicenda, appena iniziata nella sua via crucis, della Banca Popolare Vicentina, dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, la catastrofica fine, per stare in Veneto, della cultura degli opachi connubi. Il connubio è la tattica di come stare dentro un mondo regolato dal mercato, non attraverso la forza di legami sociali extra-mercato, ma con opache convenzioni non dichiarate, di reciproco interesse, a mentire al mercato. Ora, mentre nel caso della banca sono in atto anche delle verifiche su sconfinamenti di rilevanza penale, a un livello ancora legale, ma di opacissimo connubio, fanno parte molte, troppe, attività economiche di rilevanza pubblica in Veneto. Pur senza avere la fissa del mercato, e una fede cieca nel valore taumaturgico della concorrenza e delle liberalizzazioni, fa impressione l’elenco di enti e società che operano in sostanziale assenza di contendibilità delle loro attività: Grandi Opere, con il regime della concessione, su tutti il MOSE; le Autostrade, sempre con concessioni, quasi tutte scadute; Centri Termali come Recoaro; tra i servizi la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, i trasporti pubblici locali, il ciclo idrico.

Anche quando a livello nazionale furono lanciate le privatizzazioni, queste non coincisero se non in parte con le liberalizzazioni, ovvero con affidamenti di opere e servizi tramite gare aperte. E dove queste furono fatte, come per la telefonia e la fornitura energetica i cittadini ne hanno beneficiato in termini di tariffe. Ma soprattutto le privatizzazioni incompiute, arrivarono solo a lambire il cosiddetto “socialismo municipale”: una costruzione sedimentata a volte in pratiche secolari, sperimentate originariamente nell’Italia giolittiana di gestione in house di beni e servizi di rilevanza pubblica, tramite società a partecipazione totalitaria o dominante degli enti locali.

Il socialismo municipale, condito con queste mini – partecipazioni statali, è stato coltivato da tutte le famiglie del sistema politico sia nella prima, dai comunisti, socialisti e democristiani sia sociali che dorotei; che nella seconda Repubblica: ricordate Bossi che urlava “chi tocca i salvadanai dei Comuni del Nord si brucia le mani”? Infatti, con l’ingresso in Maastricht questa tendenza si è fortemente accentuata, anche in termini di protezione degli erogatori domestici di servizi rispetto a quelli d’Oltralpe o ai privati. E una più generale atmosfera anti – europea contro il dogmatismo astratto del mercato ha fatto il resto. Questa ripulsa delle gare, della trasparenza, della concorrenza è causa ed effetto di un generale peggioramento delle competenze gestionali della Pubblica Amministrazione che si interfaccia con queste attività. Nella PA si radica una sorta di cultura della “delega” per cui, visto che le risorse si trasferiscono al soggetto in house, è questo che ha poi il monopolio delle informazioni per gestire il servizio.

Questo vincolo all’efficienza si è scoperto clamorosamente sul servizio dei rifiuti, quando il Governo Monti nel 2012 emanò una norma che subordinava l’affidamento in house a un rigorosa verifica da parte dell’Ente affidante della convenienza, molti Enti Locali predisposero la documentazione chiedendola di fatto alle società affidate in house! Come chiedere all’oste se il vino è buono. Una strategia di liberalizzazioni porta benefici se è egregiamente condotta, quindi impone una macchina pubblica non meno, ma più qualificata. In Veneto questo accade per la sanità e per la formazione e il lavoro. Non sono contaminabili tutti i settori? Per esempio, alla fine del 2013 il Presidente Zaia annunciò in modo irrevocabile l’indizione di una gara per il trasporto ferroviario regionale, all’inizio del 2014 anche Deutsche Bank si dichiarò pronta a partecipare. Forse quella disponibilità portò a…inabissare tutto nel nulla di fatto?

Editoriale di Luca Romano pubblicato su VeneziePost di venerdi 27 novembre 2015

 

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