Contributi alla riflessione sulla ripartenza post emergenza Covid-19 / 1

Credo che da adesso in poi, non come soluzione provvisoria, ma continuativa, vada sviluppata la dimensione tecnologica e online del terzo settore, perfettamente consapevole che, prima di questa calamità, non era considerata di primaria importanza per molte associazioni, cooperative e imprese nate e sviluppatesi attorno al “contatto diretto” con la propria realtà di riferimento. Un dato di fatto assolutamente comprensibile, anche se adesso destinato a variare sotto il peso dei cambiamenti generati dall’emergenza sanitaria dovuta al COVID-19.

Uno dei primi passi deve essere costituito da un’alleanza sul campo con quelle start up tecnologiche che, oltre a rappresentare il meglio del nuovo Made in Italy, quanto a intraprendenza e creatività, ora condividono con il terzo settore rischi più o meno latenti di estinzione, dovuti nel loro caso a fragilità di struttura e limiti di bilancio.

Ecco allora che creare un contatto di sistema fra i due settori potrebbe portare innanzitutto a immaginare, e poi eventualmente a sperimentare, soluzioni in cui robot, applicazioni, piattaforme informatiche e soluzioni hi-tech contribuiscono in modo determinante ad agevolare processi, portare benefici, porre le basi di una riorganizzazione delle risorse più coerente con quanto imporrà il nuovo quadro operativo generato da quest’emergenza e dalle sue, più o meno permanenti, conseguenze.

È una previsione che in una regione come il Veneto basa il suo ottimismo su dati concreti. Da una parte fa testo la sviluppata capacità di fare rete e di creare ibridazione positiva con la pubblica amministrazione e le imprese private da parte del terzo settore veneto, lo stesso al centro della tappa di Padova del “Salone della responsabilità di impresa e dell’innovazione sociale”, svoltasi il 17 aprile in modalità streaming. Dall’altra vanno evidenziate le 918 start up innovative censite il 30 settembre 2019 in Veneto, sulla base di una rilevazione gestita da Ministero dello sviluppo economico e Infocamere: si tratta di quasi il 9% del totale nazionale, percentuale in grado di porre il Veneto stesso al quarto posto come numero di queste imprese fra le regioni della penisola. 

È auspicabile che i frutti di un’allenza del genere risultino quanto meno di primario interesse per un sistema pubblico chiamato obbligatoriamente a investire quanto potrà in innovazione virtuosa e produttiva per garantire un minimo futuro al terzo settore.

Stefano Ferrio

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