Stop alla Pedemontana. Accolto dal Tar del Lazio il ricorso di un privato cittadino.

Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di un privato cittadino e ha per il momento bloccato i lavori della Pedemontana. E’ stata individuata un’anomalia nella procedura d’urgenza firmata dalla protezione civile che di fatto ha fermato l’intero percorso della Pedemontana.

Il parere favorevole al ricorso deriva dal fatto che il Tar del Lazio ha decretato illegittima la dichiarazione dello stato di emergenza nel settore del traffico e della mobilità nel territorio dei comuni di Treviso e Vicenza, firmata dal premier Silvio Berlusconi il 31 luglio 2009, e la successiva ordinanza del 15 agosto con le disposizioni urgenti di protezione civile per fronteggiare l’emergenza. Vengono quindi invalidate “non soltanto le proroghe successivamente disposte con riferimento alla delega di poteri nei confronti dell’organismo commissariale, ma anche le determinazioni assunte dal commissario delegato”, tra queste il progetto definitivo firmato il 20 settembre scorso.

Lo stop del Tar del Lazio ai lavori della Pedemontana, non è stato accolto bene dagli addetti ai lavori, in particolare le imprese che tramite i loro organi di rappresentanza hanno manifestato tutto il loro disappunto. Confindustria, infatti, ritiene urgente la realizzazione dell’opera non solo per completare un’opera infrastrutturale importantissima per il territorio, ma anche per salvaguardare il lavoro di quelle imprese che sono coinvolte direttamente nella costruzione della superstrada o che indirettamente potranno beneficiare dell’utilizzo della spv per la propria attività imprenditoriale. Anche gli artigiani di Treviso si sono pronunciati in merito allo stop dell’opera, ritenuta indispensabile per la sua competitività e per il rilancio che può dare all’economia locale.

Si pone poi un altro problema perché se il ricorso presentato in tempi record dalla Regione Veneto al Consiglio di Stato non sospenderà il giudizio del Tar, le conseguenze saranno imprevedibili. Il contratto con la concessionaria Sis – che realizza i lavori – infatti prevede che la Regione debba pagare un paio di miliardi di euro di danni in caso di blocchi dell’opera non legati a cataclismi naturali. Di fatto, una somma di poco inferiore a quella stanziata per la realizzazione dell’intero percorso, svincoli compresi.

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