Alle case di riposo l’assistenza residenziale e domiciliare degli anziani

La Regione Veneto propone un nuovo modello di welfare affidando alle case di riposo l’assistenza residenziale e domiciliare degli anziani.

La mancanza di risorse ed il crescente numero di anziani, spesso non autosufficienti, spinge a studiare nuove soluzioni per evitare che il sistema del welfare collassi. Forte di un sondaggio della UIL secondo cui la maggioranza dei veneti preferirebbe tenere l’anziano in famiglia, la Regione Veneto, rifacendosi al modello di Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, propone che le case di riposo diventino dei veri e propri centri servizi, occupandosi non solo degli anziani ospiti nelle strutture di cura, ma avendo competenze anche verso chi sceglierà la domiciliarità. In concreto, concorderanno e coordineranno con le famiglie tutto ciò che riguarda l’assistenza del non autosufficiente, anche medica ed infermieristica, mandando se necessario il personale direttamente a casa.

Questo sistema allevierebbe notevolmente il carico della spesa sulle casse della Regione e porterebbe un risparmio economico anche alle famiglie, che di fatto non dovrebbero più sostenere la quota della retta prevista per l’anziano che soggiorna in strutture pubbliche (circa 1.500 euro) .

La Regione punta, dunque, alla “domiciliarità spinta”, ma per poter garantire un adeguato livello di risorse anche ai servizi a domicilio è necessario che questi vengano classificati come servizi essenziali di assistenza e non Extra Lea, il che permetterebbe di utilizzare nuove risorse prelevandole dal Fondo per la non autosufficienza. In questo modo, infatti, la qualifica di servizio essenziale, indispensabile per attingere al fondo pubblico, non verrebbe più a dipendere da dove viene prestata la cura (se in casa o meno), ma dalla patologia dell’anziano.

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