In Veneto cresce il numero di contestazioni per le opere / servizi di pubblica utilità

A bloccare lo sviluppo del Nordest non è solo la crisi economica, ma anche il quadro normativo e gli iter burocratici, che spesso ostacolano la realizzazione delle opere / servizi di pubblica utilità.

I ricorsi al Tar, la rettifica di leggi già promulgate, gli iter procedurali troppo lunghi, le proteste di comitati / enti locali contro il rischio di inquinamento e deturpamento ambientale costituiscono nel loro insieme un fattore di ostacolo allo sviluppo economico ed infrastrutturale del territorio generando malcontento e sfiducia tra gli operatori economici.

Secondo losservatorio Nimby, nel Nordest negli ultimi 5 anni le proteste sono duplicate (70 contestazioni nel 2011 contro le 33 del 2006), con al primo posto il Veneto (41 opposizioni), seguito da Friuli-Venezia Giulia (18) e Trentino-Alto Adige (11). Rispetto al 2010, tuttavia, l’incremento risulta più contenuto (64 opposizioni in tutto per una crescita pari al +9%).

Tra gli impianti contestati in Veneto si annoverano:

  • 11 centrali a biomasse;
  • 6 centrali idroelettriche e 4 termoelettriche;
  • 5 discariche;
  • 2 elettrodotti;
  • opere di pubblica utilità come la Pedemontana Veneta, l’impianto di compostaggio di Jesolo, il fotovoltaico di Bussolengo e quello di trattamento fanghi a Arzignano.

Il blocco delle opere non dipende solo dai ricorsi al Tar, ma spesso anche da un quadro normativo incerto che in molti casi, come per il Sistri, comporta la spesa per un servizio che non è ancora stato attivato e non si sa se effettivamente verrà messo in funzione.

All’interno di questo contesto, poi, si inserisce Legambiente che critica in Veneto l’assenza di un quadro energetico regionale e la poca chiarezza sulle aree che possono essere interessate da impianti ed infrastrutture volte all’utilizzo di fonti di energia alternative. Lo sviluppo del territorio, in una situazione di crisi come quella attuale, dovrebbe essere maggiormente incentivato dalla realizzazione di opere di pubblica utilità, ma appare chiaro che serve una maggiore risolutezza sul piano normativo ed un maggiore dialogo con gli enti locali e la cittadinanza.

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