Padova e Venezia città poco virtuose nella spesa pubblica

Padova e Venezia rientrano nella top ten delle città con maggiore differenziale tra spese effettuate e costi standard (rispettivamente 7° e 9°), mentre Belluno, Treviso, Vicenza e Verona risultano “virtuose” e fanno registrare un livello di spesa più basso rispetto a quello stimato.

Il quadro nazionale. In uno studio del Sole 24 Ore sono state prese in considerazione le spese sostenute dai vari uffici comunali (anagrafe, stato civile, servizio elettorale, ufficio entrate, ufficio tecnico) di ogni comune capoluogo e confrontate con i “fabbisogni standard” determinati in base alle caratteristiche del Comune, alla dimensione del territorio ed ai servizi offerti. La definizione di fabbisogno standard serve per differenziare i trattamenti tra le varie amministrazioni in vista dei tagli previsti per il 2013 sulla base del decreto sulla spending review (2,25 miliardi). In base a questo studio emerge come Napoli da solo concentra il 38% degli sprechi con un differenziale assoluto di oltre 118 milioni. Anche Roma presenta un differenziale rilevante (oltre 20 milioni), mentre più staccata si colloca Firenze che è 3° in graduatoria con il 4,5% del totale degli sprechi rilevati.

La fotografia del Veneto presenta luci ed ombre. Padova e Venezia sono rispettivamente 7° e 9° in classifica con un differenziale in termini assoluti superiore a 5 milioni di euro; anche Rovigo presenta un leggero disavanzo (mezzo milione) a fronte di un fabbisogno di 7,7 milioni. Negli altri comuni capoluogo, invece, la situazione è opposta con un livello di spesa inferiore al fabbisogno stimato: se per Belluno e Treviso si parla di circa mezzo milione, per Vicenza si rileva un “risparmio” di 2 milioni, ma è Verona il comune veneto più virtuoso con una spesa effettiva di 49,7 milioni rispetto ad un fabbisogno stimato di quasi 59 milioni (differenziale pari a 9,2 mln).

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