Unire i comuni non basta per salvaguardare i servizi dal patto di stabilità

L’ inchiesta pubblicata dal Corriere del Veneto sulle “aggregazioni fermate da lobby e burocrazie” merita un’ ulteriore puntata. Quella del Camposampierese. Nell’ Alta Padovana 11 Comuni, realizzano una integrazione dei servizi comunali, vincendo gelosie identitarie, resistenze localistiche inerzie corporative. Si tratta di un gioiello. Un’ eccellenza nazionale. E che cosa succede? I Sindaci hanno scritto al Prefetto di Padova per denunciare un vero e proprio sopruso, drastici tagli: spending review, IMU, oneri di urbanizzazione, risorse da sanzioni stradali.

E’ una vicenda incredibile. Rappresenta il segnale inequivocabile che la strada scelta per risalire la china del debito pubblico è completamente sbagliata: distrugge le pratiche virtuose e penalizza poco o niente i veri spreconi!

Nata da un’ Unione di quattro, poi otto amministrazioni, affiancata da una società pubblica di servizi, la Federazione comprende undici Comuni: Borgoricco, Campodarsego, Camposampiero, Loreggia, Massanzago, Piombino Dese, San Giorgio delle Pertiche, Santa Giustina in Colle, Trebaseleghe, Villa del Conte, Villanova. Ogni passaggio mostra una particolare sensibilità democratica, decisiva in una costruzione tutta e solo dal basso.

Sono stati unificati i servizi ai cittadini, in virtù di una figura (rarissima) di eccellente manager pubblico, il dg Luciano Gallo, di un’ accurata strategia basata sull’ assunzione di personale giovane e competente, formazione continua, tecnologie informatiche e di un rigorosissimo controllo di gestione e monitoraggio delle prestazioni. Ultimo nato è lo sportello unico per le imprese che ha velocizzato e sburocratizzato in modo impareggiabile le procedure.

I Sindaci hanno avviato strumenti di progettazione comune per il territorio (PATI) e per lo sviluppo (IPA) costituendo un’ eccellenza anche nella capacità di progettazione e attrazione di finanziamenti fin da Bruxelles.

Ma sono i numeri che danno un quadro incontestabile dei benefici di questo modello federativo. Sono state realizzate ingenti riduzioni di spesa, qualificando i servizi, attraverso economie di scala ed efficienza dei processi organizzativi. Allo stato attuale la spesa pro capite è del 38% in meno rispetto alla media dei Comuni veneti, che sono già tra i più virtuosi a livello nazionale. Molto bassa la spesa per il personale: si fa meglio con meno, vuol dire che la qualità del personale e l’ efficienza della sua organizzazione sono superiori.

Ebbene, e qui siamo al punto più eclatante di questa bella storia. Come impiegare risparmi di spesa del 40%? Per ridurre la pressione fiscale: per abitante 203 euro nel Camposampierese, 345 in Italia! Di nuovo il 40% in meno. E sono vent’ anni che ogni governo nazionale dice di voler abbassare la spesa pubblica e la pressione fiscale finendo per aumentarle tutte e due.

Insomma la storia di un’ eccellenza, con un po’ di orgoglio nell’aver saputo fare da sé. Federandosi. Non solo in economia ma anche nel pubblico, assieme a tantissimi Sindaci veneti che hanno conseguito risparmi facendo da soli.

Ma che cosa succede, perché l’appello al Prefetto? Questi Sindaci si sono tagliati le proprie indennità, cercando di non ridurre i servizi. Ma ogni decisione a Roma non solo ignora tutto quello che è stato fatto, ma lo colpisce al cuore; sottrae più risorse proprio a chi ha più ridotto le sue entrate e le sue uscite. E’ una vergogna nazionale. Questo scandalo ha, purtroppo, un padre, il Patto di Stabilità revisionato nel 2007. I tagli si parametrano sulla spesa data: non guardano a risparmi, autonomia fiscale, efficienza, qualità dei servizi. Motivando un provvedimento così disastroso, davanti a un’assemblea ANCI furiosa, il Ministro al tempo, Padoa Schioppa, ebbe l’ imprudenza di affermare che “ovviamente” era da raccordare al federalismo fiscale di imminente introduzione (TPS: Due anni di governo dell’ economia, Il Mulino). Peccato che, sei anni dopo, il Patto è stato inasprito dalle spending review, il federalismo fiscale non è ancora stato introdotto, anzi, come mostrano i Sindaci, lo Stato preleva una quota di IMU non sulla base del gettito reale ma di quello virtuale da lui stesso determinato! Siamo al contrario del federalismo.

Una brutta storia. Bruttissima. Si bastona chi fa spendere meno allo Stato e che fa pagare meno i servizi ai cittadini. Qual è il senso politico di una scelta del genere?

Luca Romano – Direttore di Local Area Network

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