Oltre 12 mila fallimenti nel 2012

Il numero di fallimenti nel 2012 in Italia si attesta oltre quota 12 mila (+2,1% sul 2011) con un incremento più pronunciato nelle società capitale (+5,1%), rispetto, invece, alle altre forme giuridiche (società di persone -3,7%, imprese individuali e altro -6,7%).

Secondo l’Osservatorio sui fallimenti di Cerved Group, quasi la metà dei fallimenti ha riguardato le imprese del terziario (+2,7% rispetto al 2011), in particolare tra le società immobiliari (+21,9%) e quelle del ramo informazione/comunicazione (+12%). Prosegue il trend negativo nelle costruzioni con un incremento dei fallimenti pari al  3,1% rispetto all’anno precedente, mentre in controtendenza risulta l’industria che segna 2.212 procedure fallimentari (-6,3%).

A livello territoriale nel Nordovest si registra una crescita del  +6,6%, con aumenti in tutte le regioni dell’area: +50% in Val d’Aosta, +12,1% in Piemonte, +5,2% in Lombardia e +1,5% in Liguria. Nel Nordest, invece, il fenomeno è in ribasso (-4,3% tra 2012 e 2011) grazie ai cali registrati in Emilia Romagna (-7%) e Veneto (-5,9%) e nonostante gli incrementi del Trentino (+19%) e del Friuli (+1,1%). Nelle regioni del Centro (+4,7% a livello di macroarea), a parte la Toscana, in cui le procedure sono risultate in calo (-1,7%), si registrano aumenti significativi in Umbria (+16,2%), Marche (+6,6%) e Lazio (6,8%). In lieve calo, infine, il numero di fallimenti nel Sud e Isole (3.187, -0,4% sul 2011), per effetto delle flessioni registrate in Campania (-7,7%), Basilicata (-3,7%) e Puglia (-0,9%).

Nel periodo 2009-2012, analizzando l’incidenza dei fallimenti di società di capitale sul totale delle imprese attive dello stesso ordine giuridico il Friuli Venezia Giulia si colloca al primo posto  (4,4%) con un picco a Pordenone (5,9%), che a livello provinciale detiene il primato nella graduatoria complessiva. Anche Udine rientra nella top ten delle province più colpite con un’incidenza pari al 4,2%.

Nelle altre regioni del Nordest la quota di fallimenti sul totale delle società di capitale risulta, invece più contenuta: rispettivamente 2,3% per il Trentino Alto Adige e 3,3% per il Veneto.

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