L’industria della salute/2

Chiediamo ad Alfredo Parato, Human Resources Director della multinazionale britannica GlaxoSmithKline, quali si sono dimostrati come punti di forza del settore farmaceutico nella crisi COVID 19?

Dobbiamo essere orgogliosi per non aver mai perso di vista i bisogni dei pazienti e cittadini, garantendo loro risposte  attraverso continuità nella fornitura, nella produzione e nella ricerca. Il nostro è un comparto essenziale e GSK ha un ruolo rilevante: in Italia abbiamo 2 importanti siti produttivi (a Siena e a Parma), un centro ricerche, sempre a Siena, e 3 società commerciali operanti sull’intero territorio nazionale. A Siena, dove si producono e ricercano vaccini, lavorano circa 2500 persone impegnate ogni giorno in prevenzione. Ad esempio lì viene prodotto per tutto il mondo il vaccino contro la meningite B, scoperto da Rino Rappuoli, nostro Chief Scientist ed esperto di riferimento a livello globale. A Parma produciamo farmaci altamente innovativi e altri più consolidati, alcuni dei quali classificati come salvavita. La situazione non era prevedibile e non è stato facile gestire l’oscillazione anche da un punto di vista di domanda e di fornitura di mercato.
Ci sono delle aree terapeutiche che hanno rallentato. Si pensi alla prevenzione: i centri vaccinali erano aperti, ma durante il lockdown i genitori erano reticenti nel portare i propri figli a vaccinarsi. Altre aree terapeutiche hanno visto una crescita sia perché c’è stato un aumento prudenziale delle scorte sia perché alcuni specifici prodotti hanno avuto una domanda incrementale: i farmaci per patologie respiratorie o i prodotti antiretrovirali. Abbiamo osservato inoltre che in questo periodo i pazienti sono stati più rigorosi nel prendere con regolarità i farmaci prescritti. 
L’aver assicurato continuità in un contesto straordinariamente complesso, mantenendo la conformità con standard qualitativi elevatissimi, è stato per noi un elemento di grande soddisfazione. Ci sono stati anche dei risvolti molti difficili da gestire.

Ce ne parli

Ad esempio nello stabilimento di Parma ci sono stati dei casi di positività, ma data la natura di beni essenziali dei nostri prodotti, l’attività non si è mai fermata. Ciò ha significato confrontarsi con temi organizzativi e con un carico emotivo significativo. Abbiamo messo in capo sia soluzioni tecniche quali la revisione dei turni sia soluzioni gestionali ad hoc identificate con i singoli manager; questo ha permesso di proseguire la produzione con i ritmi necessari garantendo la massima attenzione alla salute e sicurezza delle persone e alla qualità dei prodotti. Mi sento di dire che, dopo i medici e gli infermieri sempre in prima linea, vengono i lavoratori che hanno garantito alla collettività beni essenziali e i dipendenti del settore farmaceutico rientrano a pieno titolo tra questi. A tutti loro deve essere dato merito del lavoro svolto.

Avete anche affrontato delle criticità, durante la crisi si è osservata la carenza di reagenti per i tamponi?

Premesso che GSK non produce reagenti, come dicevo ci sono state delle forti oscillazioni di domanda, a cui l’offerta si è adeguata con grande prontezza. Il settore farmaceutico nel suo complesso è stato molto agile nel reindirizzare la produzione dove serviva. I picchi di domanda hanno avuto risposte adeguate. Se mi chiede quali altre criticità abbiamo affrontato le citerei il fatto che l’abbondanza della produzione normativa emergenziale ha generato delle situazioni di ambiguità o di difficoltà. Faccio due esempi per spiegare concretamente questo concetto. Durante l’emergenza sono stati riconosciuti correttamente dei congedi aggiuntivi per i lavoratori; il punto è che non si è distinto tra lavoratori afferenti a settori merceologici considerati essenziali (come il Pharma) e gli altri settori. Ciò ha creato un evidente conflitto tra la necessità di continuare a produrre, perché i farmaci sono considerati beni essenziali per la collettività, e il godimento dei diritti individuali dei lavoratori riconosciuti per legge. Il secondo esempio è quello della cura dei figli. Nessuno si è preoccupato, chiudendo le scuole e gli asili, delle famiglie dei lavoratori essenziali a cui si chiedeva di continuare a recarsi sul luogo di lavoro. A chi lasciare i figli? In altri Paesi le scuole sono rimaste parzialmente aperte per i figli di lavoratrici e lavoratori considerati essenziali. Questi gap ci hanno costretto ad affrontare delle rilevanti difficoltà organizzative.

E per chi ha lavorato da casa?

Abbiamo potuto beneficiare del lavoro fatto negli anni: in tutte le sedi aziendali e per i ruoli eleggibili, abbiamo già da un paio d’anni attivato lo smart working. Molte delle nostre persone erano già abituate a lavorare da casa un paio di giorni la settimana. Non parlo solo di aver fornito dotazioni strumentali idonee, ma anche e soprattutto di aver costruito nel tempo nuovi modi di organizzare il lavoro aziendale e instaurato un clima di reciproca responsabilità e fiducia in tema di produttività. Questo per noi è essere un modern employer.

Questa newsletter è dedicata al tema dell’industria della salute, dal suo osservatorio quali sono i processi che la pandemia ha innescato o ha accelerato?

Partirei dal processo di ricerca e sviluppo. Aziende che erano tradizionalmente competitor hanno avviato collaborazioni molto rilevanti per fronteggiare questa emergenza. Ciò include anche il rafforzamento delle reti globali di ricerca quale il CEPI, con il quale GSK collabora attivamente e lo scambio con le Università di tutto il mondo. Le Università italiane hanno un’ottima tradizione, ma la ricerca non ha frontiere e i team  di ricerca e sviluppo basati in colloquiano con le Università di qualunque area del globo. Un altro processo che esce rinforzato da questa fase è quello di dialogo con le Istituzioni, durante questa fase si è arricchito ulteriormente e ha prodotto dei risultati rilevanti per la salute pubblica.

Il mercato domestico dell’industria della salute è molto connesso anche per la ricerca e l’innovazione con la spesa del sistema sanitario pubblico, che è quindi una leva per le politiche industriali. Farmindustria ha sempre “marcato stretto” le istituzioni sanitarie per promuovere un quadro programmatorio efficiente (per esempio nelle autorizzazioni dei nuovi farmaci). Il decorso relativo alla gestione del Coronavirus ha invece mostrato molte tensioni e incongruenze stato regioni. Va affrontato il tema delle competenze?

Per quanto riguarda le tematiche regolatorie, l’interlocutore di riferimento resta AIFA e con essa il confronto è sempre stato proficuo. Le tematiche sanitarie più complessive sono all’attenzione da tempo, si pensi a solo titolo di esempio al tema del finanziamento della sanità nel suo complesso, e oggi risultano ancora più urgenti. È parso evidente a tutti che durante la crisi ci siano state situazioni dialettiche tra Stato e Regioni, non solo in materia di salute, ma abbiamo fiducia che il legislatore possa definire un nuovo e migliore equilibrio.

Tra gli effetti del lockdown globale ci aspetta una forte crisi economica e l’industria della salute è considerata una di quelle giudicate con enormi potenzialità di sviluppo. Quali sono le direttrici da coltivare?

Per GSK e per il settore farmaceutico la direttrice fondamentale è quella della ricerca e innovazione. Si coltivano migliaia di collaborazioni con le Università, con i centri di ricerca e con start up innovative. Questa dinamica, come dicevo, ha avuto un’accelerazione vertiginosa. Il punto rilevante è quello di vedere riconosciuto il valore dell’innovazione stessa. L’altro elemento fondamentale è quello di essere attrattivi per gli investimenti in questo comparto che ha grandi potenzialità di sviluppo, anche attraverso politiche fiscali.

Le relazioni industriali e le politiche del lavoro che ruoli possono svolgere?

Questo periodo senza precedenti ha mostrato non solo l’eccellenza delle risorse umane dal punto di vista tecnico, ma anche e soprattutto da quello umano. Lavorare in questo contesto, sia in presenza che da remoto, è stato molto impegnativo anche dal punto di vista emotivo. Le relazioni industriali del nostro settore hanno alle spalle un patrimonio davvero ricco, in particolare per quello che attiene la sicurezza e la salute delle persone. A questa ricchezza abbiamo attinto, ma nel contempo abbiamo dovuto ingegnarci per definire con i nostri interlocutori sindacali soluzioni nuove per risolvere situazioni del tutto inedite. E ci siamo riusciti.

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