Nel 2012 il Veneto si attestava agli ultimi posti come capacità di impiego dei Fondi Europei, ma nell’ultimo anno si è registrata un’accelerazione sotto questo punto di vista e l’indice di utilizzo, secondo quanto emerso da un’analisi del Consiglio Regionale, è passato dal 50% al 74,6%, riportando il dato del Veneto in linea con le altre regioni del Nord Italia e quelle delle aree europee più evolute.
Dall’Unione Europea, secondo il programma Pos-Fesr 2007-2013, sono stati stanziati per il Veneto 452 milioni e, di questi, 337 milioni (il 74% appunto) sono stati impegnati su progetti presentati. I pagamenti effettivi, però, ammontano ad appena 212 milioni, pari al 47%, ma al di là di questo aspetto si evidenziano ancora rilevanti criticità in alcuni settori come la cultura, la ricerca e l’energia in cui il numero di progetti presentati e risorse investite risulta praticamente nullo.
Nell’altro senso ci sono, però, settori più virtuosi, come il Fondo sociale per il Lavoro o alcuni ambiti dell’industria e dell’artigianato, con indici di utilizzo superiori al 90%.
Il problema è che i bandi devono essere resi maggiormente accessibili, deve essere fatta un’opera di semplificazione e comunicazione ed in vista del prossimo pacchetto di stanziamenti comunitari per il periodo 2014-2020 la Regione, secondo gli addetti ai lavori, deve provvedere a formare un maggior numero di persone che possano dedicarsi alla consultazione dei bandi e alla stesura dei progetti, concentrandosi principalmente su quelli che, in base all’esperienza degli ultimi anni, possano effettivamente portare a dei risultati concreti.
