Riordino del territorio: al posto delle province 36 nuove regioni

Nel dibattito sull’abolizione delle province italiane si inserisce la Società geografica italiana che propone la costituzione di 36 “nuove regioni” ottenute riaccorpando i comuni e cambiando le linee di confine secondo un’aggregazione intercomunale e seguendo un disegno che tiene conto dei sistemi metropolitani in un’ottica di competitività, sostenibilità ambientale e innovazione socio-culturale.

Secondo questa nuova proposta la cartina dell’Italia cambierebbe profondamente: l’attuale Piemonte verrebbe suddiviso in tre regioni più piccole: una comprendente i territori di Asti, Cuneo e Alessandria (regione delle Langhe), la seconda coincidente con la Provincia di Torino e la terza ottenuta dall’unione di Novara, Vercelli e la Valle D’Aosta. Le Province di Brescia, Verona e Mantova dovrebbero dare luogo a una piccola regione a cavallo fra l’attuale Lombardia e il Veneto. Il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige rimarrebbero coincidenti con i confini attuali, così come Marche, Umbria, Abruzzo e Basilicata.

La proposta è stata presentata al ministro per gli Affari regionali che ora deve valutare il nuovo piano di riordino, ma è destinata a suscitare più di una critica visto l’antagonismo che attualmente caratterizza molte realtà locali.

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