Abolizione delle Province: conto alla rovescia

Dopo la sentenza 220/2013, con la quale la Corte Costituzionale aveva dichiarato l’incostituzionalità dell’abolizione delle Province per decreto legge, il governo Letta sta proseguendo sull’iter legislativo per l’abolizione delle province seguendo due differenti strade:

  • il primo, proposto all’indomani della sentenza della Consulta, consiste nuovamente nell’abolizione delle Province, ma stavolta con un disegno di legge costituzionale che prevede un iter di approvazione più dilatato nel tempo.
  • il secondo disegno di legge – il cosiddetto ddl Delrio, presentato alla Camera dei Deputati lo scorso 20 Agosto e ancora in esame in Commissione Affari Costituzionali – introduce la disciplina transitoria per le Province fino alla loro abolizione, e per la creazione delle città metropolitane, le unioni di comuni e la fusione di comuni.

Il ddl Delrio prevede la creazione delle città metropolitane, la disciplina delle province fino all’entrata in vigore della legge costituzionale che le abolirebbe e la formazione delle unioni di Comuni. Per quanto riguarda le città metropolitane (tra cui Venezia), il disegno di legge prevede l’istituzione dei seguenti organi:

  • il sindaco metropolitano, con un ruolo di rappresentanza e di direzione sull’attività dell’ente;
  • il consiglio metropolitano (un organo ristretto, composto dal sindaco metropolitano, dai sindaci dei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti e dai presidenti delle unioni di comuni), come organo legislativo;
  • la conferenza metropolitana (un organo più ampio, costituito da tutti i sindaci dei comuni appartenenti alla città metropolitana), con il compito fondamentale di approvare il bilancio.

Gli organi della città metropolitana avrebbero dunque una legittimazione indiretta, a meno che lo statuto della città metropolitana (da redigere ed approvare dopo la formazione di tale ente) non stabilisca diversamente.

Per quanto riguarda le Province, fino alla loro abolizione, il sistema istituzionale è simile a quello delineato dai precedenti disegni di legge, con un presidente eletto da un’assemblea dei sindaci della Provincia e la previsione di un consiglio provinciale più ristretto (come il consiglio metropolitano se confrontato con la conferenza metropolitana). Per sopperire all’abolizione delle province sono mantenute le unioni di Comuni che saranno dotate di una struttura a tre livelli (presidente, un comitato di sindaci (formato da tutti i sindaci dell’unione) e un consiglio dell’unione (formato dai sindaci e da due consiglieri per comune)).

In questo nuovo riassetto le funzioni delle Province dovranno essere riallocate, o ai Comuni, o alle Regioni (con legge statale o regionale) ed è su questo punto che la questione diventa delicata e gli attuali presidenti delle province rivendicano la loro autonomia e la necessità di mantenere in vita gli enti provinciali: il rischio è che alla fine si verifichi un aumento delle spese come evidenziato, per esempio, da uno studio dell’Unione delle Province Italiane sulla gestione delle competenze in materia di edilizia scolastica.

La strada è segnata, ma da qui all’abolizione delle province si assisteranno, molto probabilmente, a nuovi cambi di indirizzo anche se allo stato attuale sembra delinearsi un potenziamento delle unioni dei Comuni che sostituiranno per certi versi gli enti provinciali ereditando le loro funzioni di amministrazione locale.

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