Osservatorio a Nord Est per la ripartenza n. 1

Il primo trimestre del 2020 è già condizionato dal lockdown, cominciato il 10 Marzo e dal crollo repentino dei mercati mondiali. La dinamica delle imprese in Veneto vede alla fine del trimestre un saldo negativo di 3.050 imprese rispetto al trimestre precedente (- 0,7%), di 2.438 rispetto al primo trimestre 2019 (- 0,6%). Valori negativi, ma non ancora drammatici. Dentro il dato complessivo cominciamo con i valori positivi, pochi ovviamente.

In Veneto, comparando il primo trimestre 2020 con l’ultimo del 2019 (prime due tabelle) gli indicatori con segno positivo riguardano le imprese della chimica plastica e farmaceutica (+ 0,6%), le utilities e gli altri servizi (+ 0,5%), i servizi finanziari e il terziario avanzato e altra manifattura (+ 0,1%). Il settore alimentare dell’industria è perfettamente stabile. Il segno negativo, interessa tutti gli altri 11 macro settori. In sequenza dal grado più intenso: il commercio (- 1,5%), soprattutto per il sotto settore del commercio al dettaglio (-1,9%), carta e stampa (- 1,4%), tessile abbigliamento e legno mobili (-1,2%), l’agricoltura e i prodotti per l’edilizia (-1,0%), metalmeccanica e alloggio e ristorazione (- 0,8%), servizi alla persona (-0,7%), costruzioni e trasporti (- 0,5%).

I migliori dati territoriali sono: la chimica plastica e farmaceutica a Venezia (+ 3,0%) e a Padova (+2,0%), il terziario avanzato a Verona (+ 1,1%, le utilities a Verona (+ 1,8%), a Rovigo (+1,2%) e a Vicenza (+ 1,0%), l’industria alimentare di Padova e Treviso (+ 0,8%).

I peggiori dati territoriali sono invece i seguenti: il commercio a Belluno (-2,6%), Vicenza (-1,9%), Rovigo (-1,8%); la ristorazione a Rovigo (- 1,8%), a Belluno (-1,2% e a Vicenza (-1,1%); per i settori industriali più negative il tessile e abbigliamento a Rovigo (-3,1%); la metalmeccanica a Belluno (-2,9%); la carta e stampa a Rovigo (-2,8%) e a Padova (-2,6%);

Verificando, invece la tendenza, ovvero comparando il primo trimestre del 2020 con l’omologo 2019 sono più corposi i cedimenti del commercio al dettaglio, del tessile abbigliamento, del legno mobili e dei prodotti per l’edilizia.

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