Politiche industriali e relazioni sindacali/2

GIANNI ZOPPAS, Amministratore delegato di Thelios, la joint venture costituita dal colosso del lusso LVMH e Marcolin, una delle industrie di punta nell’occhialeria con sede a Longarone, è la figura di espressione imprenditoriale e manageriale che abbiamo sollecitato a reagire sull’ Agenda per la ripartenza proposta da Maurizio Castro, che, lo ricordo, punta a costruire un consenso politico alle scelte tecniche, o meglio, tecnocratiche necessarie in questa fase.

Premetto che sono fortemente scettico circa l’utilità di istituire Commissioni e sotto Commissioni in sedi politico – istituzionali se non hanno un chiaro corrispettivo in termini di “che cosa” possono decidere. La proposta di Maurizio è da questo punto di vista molto centrata sul livello regionale, che oggi non dispone della principale leva di politica industriale: la leva fiscale. Dobbiamo snellire le linee decisionali in base a criteri guida semplici e chiari che oggi sono appannaggio del Centro , per poi declinarli nelle singole realtà Locali, le Regioni e i Territori. In questo contesto quello che penso dovrebbero fare le Regioni è proporre degli indirizzi, fare delle pressioni, mobilitare le forze affinchè siano garantiti dal Centro fondi e risorse (anche umane) adeguati per obiettivi globali che poi ognuno declina nella sua realtà regionale/territoriale.

Partiamo allora dal centro per poi declinare le proposte a livello veneto e del territorio dell’occhialeria. Quali sono le priorità per massimizzare l’efficacia della ripartenza, sapendo al tempo stesso che se non è vero che “nulla sarà come prima” però certamente “non tutto sarà come prima”. Che cosa va cambiato, riformato re – indirizzato secondo lei?

Una prima necessità strategica è l’agenda digitale sempre evocata genericamente, ma adesso non più prescindibile e di vitale importanza.  C’è bisogno di un provvedimento legislativo con la logica di Industria 4.0 per la digitalizzazione delle filiere produttive e commerciali, scendendo, quindi, dalle aziende più grandi a quelle medie e piccole. Questo è un passaggio fondamentale per il futuro. Noi Veneti abbiamo le nostre filiere: turismo, meccanica, moda e la loro digitalizzazione permetterebbe un’integrazione orizzontale in grado di rafforzare il sistema pur mantenendolo estremamente flessibile.

Questa proposta coglie una delle principali crisi vissute in questa emergenza, ovvero la possibilità di adottare la connettività per sostituire senza contraccolpi la dimensione offline, l’incontro e le relazioni fisiche. Oltre tutto, ricordo che proprio nel settore dell’occhialeria qualche anno fa una ricerca di Confartigianato Veneto rilevava che molti artigiani del settore erano veramente ai primi rudimenti del web. L’integrazione di filiera è quindi il primo punto, proseguiamo con il secondo.

Vedo di fronte a noi un mercato diverso, sfidante e per un lungo periodo almeno ridotto nella dimensione. Pertanto saranno richiesti forti investimenti ma in un contesto che restringe le possibilità complessive di margini. Ne viene, a mio avviso, che saranno inevitabili dei processi di aggregazione societaria tra le aziende di minore dimensione, soprattutto di quelle votate all’export. Il tema dell’aggregazione societaria come strumento per il rafforzamento patrimoniale, e quindi, della sostenibilità dell’impresa va adeguatamente accompagnato dalla normativa. Sono necessari strumenti fiscali, finanziari e di diritto societario che facilitino e incentivino le aggregazioni. E poiché, anche in un territorio come il nostro, verrà a mancare lavoro per la trasformazione del mercato che dicevo, più contratto e selettivo, questo delle aggregazione si lega a un altro tema importante.

Quale?

Dobbiamo avere una strategia per il rimpatrio delle aziende e delle produzioni, il così detto reshoring. Qui va programmato un provvedimento mirato in modo estremamente rigoroso. Agevolazioni fiscali rilevanti, si deve pensare ad almeno 5 anni di esenzioni fiscali, per il rimpatrio delle aziende e delle produzioni oggi in regime off-shore. Debbono dimostrare di creare nuovi posti di lavoro. La convenienza per lo Stato consiste nel fatto che la quota di prelievo fiscale a cui rinuncia è enormemente inferiore alla quota di spesa assistenziale per supportare le famiglie dei disoccupati che, invece, verrebbero assunti grazie a questo provvedimento. Alimentare nuovo lavoro significa risparmiare sugli ammortizzatori.

Come è evidente da quello che dico, oggi la leva fiscale deve servire per creare le risorse finanziarie per rendere sostenibili ingenti investimenti. Il destino dello sviluppo industriale è sempre più strettamente interdipendente con quello delle dinamiche finanziarie. Per questo in Germania e in Francia lo Stato sta entrando in partecipazioni aziendali in modo consistente. Lì però c’è una chiara prevalenza della grande impresa. La nostra struttura è diversa, la presenza di imprese medie e piccole è fortemente legata alla disponibilità del credito bancario. Questo può essere un problema, perché le banche non sempre sono in condizioni di sostenere finanziariamente transizioni con costi così imponenti.

Abbiamo fatto la ricognizione di possibili scelte centrali di rafforzamento industriale. Ora come suggeriva, vediamo le possibili declinazioni venete e territoriali.

A livello regionale vedrei con grande favore la possibilità di lavorare con Università e Laboratori del nostro territorio su due temi: come implementare il concetto di economia circolare e green declinandolo nelle varie filiere che caratterizzano l’industria veneta: legno, meccanica, pelli, moda, turismo, occhiali. Faccio un esempio che conosco, l’anno scorso un prodotto “nostrano” di mezzo di trasporto leggero elettrico ha venduto un milione di esemplari sul mercato tedesco.

E il secondo tema?

Arrivare ad avere una “Certificazione Made in Italy” di processi produttivi, distributivi e commerciali per “cicli sanificati”, con utilizzo preponderante di macchinari, processi e prodotti Made in Italy. Il tutto in un quadro burocratico che non corrisponda agli “uffici complicazione affari semplici”. Lo stiamo già sperimentando in questa fase di ripartenza : la certificazione dei processi di sanificazione non è stata ancora organizzata su procedure chiare e semplici mentre è invece chiaro che tutta la supply chain (dalla produzione , alla distribuzione al vendita a dettaglio) darà sempre più enfasi a questo tipo di valore implicito nel prodotto.

Nella sua visione che ruolo assegna alle relazioni industriali con i lavoratori?

Rispetto alla salute ho già detto, visto che nessuno ha alcun dubbio sul fatto che la salute sia un bene individuale non disponibile. Se la domanda è riferita al modello tedesco di partecipazione dei lavoratori, non credo nella nostalgia per una fase storica precisa in cui era indiscussa l’egemonia economica, politica e culturale della grande industria fordista. Oggi, lo abbiamo detto, sono cambiati il modello di business, la struttura dei mercati, il ruolo della finanza. I lavoratori dovranno avere un ruolo importante, ma dobbiamo immaginarci delle formule nuove, adeguate alla nuova fase : è su questo tema , rispetto al quale la nostra Regione potrebbe anche avere un ruolo di apri-pista , che un Think-tank , rigorosamente snello e competente, come è nelle nostre tradizioni di pragmatismo , potrebbe dare un importante contributo di pensiero.

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